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I siti della vergogna

Non Posto Apposta
Pubblicato da Andrea G. in Notizie · Martedì 02 Set 2025 · Tempo di lettura 2:45
Tags: sitidellavergognaMiaMogliePhica.euviolenzadigitaletuteladellaprivacyonlinefenomenoincrescitadonne
Immagine di donna generata da AI
C’è una notizia che in questi giorni ci ha lasciato sgomenti, anzi due.
La prima riguarda il gruppo Facebook “Mia moglie”, dove circa 32.000 uomini condividevano foto intime delle proprie partner (o di donne ignare) trasformandole in oggetti di consumo sessuale.
La seconda è quella del sito Phica.eu, dove sono finite immagini di donne comuni e persino di figure pubbliche come Giorgia Meloni, Elly Schlein, Maria Elena Boschi e tante altre politiche, manipolate e accompagnate da commenti sessisti e osceni.

Due episodi diversi ma legati da un filo rosso: la violenza digitale sulle donne.

La cosa più inquietante è che le vittime non sapevano, e nemmeno sospettavano, che foto scattate in spiaggia, ad una festa, o prese dai social potessero diventare materiale per un branco anonimo che ride, insulta e sessualizza le ignare e sconosciute vittime; una forma di violenza in cui l’intimità e la dignità delle donne vengono rubate, stravolte, esposte.

Gli algoritmi hanno fallito

C’è poi un altro aspetto: i social. Possibile che un gruppo Facebook di questo tipo, che esiste dal 2019 e che ha accumulato nel tempo quasi 32.000 utenti, sia rimasto online senza che nessuno lo chiudesse fino a quando una scrittrice, Carolina Capria, non l’ha denunciato pubblicamente?

La verità è che gli algoritmi e i sistemi di controllo delle piattaforme hanno fallito, e non da oggi. Arrivano sempre dopo, quando ormai il danno è fatto mentre, nel frattempo, gli utenti migrano, aprono nuovi canali o cambiano nome.

Eppure ci sono leggi precise come il Digital Services Act europeo, ad esempio, che impongono a Facebook & Co. di valutare i rischi, di collaborare con le autorità, di prevenire abusi.
Ma senza la pressione dell’opinione pubblica, tutto resta sulla carta.

È chiaro che è necessario un cambio culturale, non è solo questione di regolamentazione dell’uso dei social e delle tecnologie in generale. Internet amplifica, moltiplica, accelera, questo è vero, ma le radici del problema stanno nella nostra cultura.

Questi episodi ci dicono chiaramente che la violenza online non nasce online!

Una riflessione

Il sito  nonpostoapposta.it è nato per sensibilizzare gli utenti ad aver cura della propria identità digitale con l’intento di aiutare e sensibilizzare coloro che decidevano di pubblicare informazioni personali.

Ma ora questo sembra non bastare più!
 
Negli ultimi tempi assistiamo infatti a situazioni dove non sono più interessati a pubblicare "informazioni", anzi ne sono totalmente ignari, bensì degli sconosciuti o, peggio ancora, delle persone di cui si dovrebbe avere la massima fiducia.

Come abbiamo già detto nel post Il fenomeno del FakeNude e del DeepFake, il contrasto a questi fenomeni diventa sempre più complesso, non è più sufficiente essere  attenti per evitare problemi.

Tuttavia, credo che sia importante parlarne perché la violenza digitale non è un problema “delle donne”, è un problema di civiltà!



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