I temi
L'occhio indiscreto:
il caso Ring e il prezzo della (in)sicurezza
Recentemente ho ascoltato un podcast sul caso che, lo scorso 2025, ha interessato migliaia di clienti della Ring, nota società di domotica di proprietà di Amazon dal 2018. La cosa mi ha incuriosito e preoccupato e ho pensato di approfondire.
Parliamo, in questo caso specifico, di telecamere di sorveglianza, quelle usate principalmente da privati per il monitoraggio di luoghi interni/esterni all’abitazione.
Andiamo con ordine però perché il 2025 è stato l’anno in cui il problema è esploso ma la questione è cominciata ben prima.
Partiamo da alcuni casi
Missisipi (USA), dicembre 2019
Una bambina di 8 anni sta dormendo nella sua cameretta quando, improvvisamente, una musica si diffonde nell’ambiente attraverso l’altoparlante della telecamera Ring installata dalla mamma nei giorni precedenti. La musica in questione è la canzone "Tiptoe Through the Tulips", colonna sonora del film horror "Insidious". Poco dopo si sentono dei colpi, qualcuno sta bussando alla porta o almeno questo è quello che sembra alla bimba che si sveglia di soprassalto e chiede "Chi è?". Una voce maschile risponde: "Sono il tuo migliore amico. Sono Babbo Natale. Non vuoi essere la mia migliore amica?" La voce poi continua incitando la piccola a distruggere degli oggetti nella stanza.
Florida e Texas, 2019 - 2020
Numerose sono le denunce per “molestie vocali”. Una testimonianza riportata in una causa collettiva descrive un utente che, mentre stava guardando la TV, si è sentito chiedere dalla telecamera: "Cosa stai guardando?". In un altro caso, una donna anziana ospite di una struttura di assistenza è stata svegliata da una voce che le diceva: "Stasera morirai", seguita da pesanti molestie sessuali verbali. Questo il tenore delle incursioni segnalate anche da altri utenti.
Lo spionaggio dei dipendenti, 2017 - 2020
Dalle indagini della FTC (Federal Trade Commission), concluse con una sanzione nel maggio 2023, è emersa una condotta sistematica: nel periodo 2017-2018, i dipendenti di Ring avevano accesso illimitato ai video dei clienti. Un dipendente, nello specifico, è stato scoperto a visualizzare migliaia di video di circa 81 utenti donne tra giugno e agosto 2017. Inoltre sembrerebbe che ci siano state altre 55.000 violazioni perpetrate da hacker ai danni degli utenti.
Perché gli utenti hanno aspettato il 2025 e non si sono insospettiti e mobilitati subito in massa?
Ci sono diversi motivi psicologici e tecnici per cui il sospetto non è diventato panico collettivo prima del 2025:
- La tecnica del "Gaslighting" aziendale: Per anni, ogni volta che un utente segnalava una voce o un accesso strano, la risposta standard del servizio clienti era: "È colpa della vostra rete Wi-Fi non protetta" o "Avete condiviso la password con qualcuno". L'azienda ha sistematicamente spostato la responsabilità sul consumatore, facendo credere che si trattasse di casi isolati di imprudenza personale;
- Il "Bias della Comodità": Molti utenti, pur leggendo notizie inquietanti, tendevano a pensare: "A me non succederà, io ho una password sicura". La comodità di vedere chi c'è alla porta o controllare il cane era considerata superiore a un rischio percepito come remoto;
- Mancanza di prove visive: Molti utenti sentivano rumori o sospettavano qualcosa, ma non avevano modo di provare l'accesso illegale. Solo quando l'interfaccia dell'app è migliorata (permettendo di vedere la lista dei dispositivi connessi), la gente ha iniziato ad avere le prove in mano;
- Frammentazione delle notizie: Prima del 2025, queste storie venivano lette come isolate notizie di cronaca nera provenienti dagli USA.
Nel corso del 2025, invece, un fatto ha interessato un numero elevatissimo di utenti Ring: consultando la cronologia degli accessi alle proprie telecamere di sorveglianza, molti hanno scoperto una lunga lista di dispositivi sconosciuti o accessi sospetti localizzati in paesi mai visitati, tutti datati 28 maggio 2025.
Il panico si è diffuso rapidamente sui social media (sia perché rispetto agli anni precedenti i social erano molto più utilizzati sia per l’effetto di video diventati subito virali).
L'idea che estranei potessero aver osservato, ascoltato o registrato i momenti più intimi all'interno delle mura domestiche è immediatamente diventato un incubo collettivo.
Sebbene l'azienda abbia parlato di un "errore di visualizzazione dei log", l'evento ha riaperto una ferita mai rimarginata: quella delle violazioni reali segnalate da altri utenti negli anni precedenti.
I rischi privacy delle nuove tecnologie
Il caso Ring è il simbolo di una vulnerabilità più ampia che riguarda l'intero ecosistema dell'Internet of Things (IoT). Quando installiamo un dispositivo "intelligente", stiamo di fatto aprendo una finestra digitale sulla nostra vita.
Ecco i principali rischi a cui ci esponiamo:
- Accesso privilegiato dall’ “interno”: Il pericolo non viene solo dagli hacker, ma anche da chi gestisce i dati. Se le policy aziendali non sono rigide, dipendenti infedeli o tecnici possono accedere ai flussi video senza che l'utente riceva alcuna notifica;
- Vulnerabilità dei server Cloud: Poiché i video, o più in generale i dati, non vengono quasi mai salvati solo localmente ma transitano sui server dei fornitori, un bug o una violazione del database centrale può rappresentare un rischio per milioni di persone contemporaneamente;
- Sorveglianza partecipativa: Strumenti come "Search Party" o la collaborazione diretta con le forze dell'ordine trasformano le telecamere private in una rete di sorveglianza pubblica, spesso senza un esplicito e consapevole consenso informato su ogni singolo scambio di dati. Se una telecamera è in grado di collaborare per la ricerca di un cagnolino smarrito, chissà quanti e quali altri pattern sarà in grado di riconoscere e monitorare?
Come difendersi nell'era della casa connessa
La tecnologia offre comfort e sicurezza, ma richiede consapevolezza.
Per mitigare i rischi, gli esperti consigliano di:
- Attivare sempre l'autenticazione a due fattori (MFA): È la prima barriera contro gli accessi esterni non autorizzati;
- Utilizzare la Crittografia End-to-End: Se disponibile, impedisce persino al produttore della telecamera di vedere le immagini;
- Posizionamento strategico: Evitare di installare telecamere connesse in aree ad alta sensibilità come camere da letto o bagni, preferendo i punti di accesso esterni;
- Utilizzo consapevole: Se possibile, disattivare i sistemi quando non servono realmente. Se le telecamere possono servire per sorvegliare la casa da remoto quando non ci siamo, se siamo in casa non ne abbiamo bisogno.
Una riflessione
C’è un’ironia sinistra nel nome dell’azienda coinvolta, nome che ci rimanda agli anni 2000 dove, nel film The Ring, ci terrorizzava l’idea di una voce inquietante al telefono e di una figura che violava i confini dello schermo TV per invadere il salotto.
Oggi Samara non ha più bisogno di uscire dal televisore: le abbiamo aperto la porta di casa, le abbiamo dato la password del Wi-Fi e l'abbiamo invitata nelle nostre stanze più intime. Solo che ora la voce che risponde al nostro “Chi è?” non ci annuncia la morte tra sette giorni, ma ci comunica che, in quel preciso istante, la nostra intimità non ci appartiene più.
Il caso venuto alla cronaca nel 2025 ci ha portato alla consapevolezza che la nostra privacy è spesso il prezzo invisibile che paghiamo per la comodità.
Hai mai fatto caso che domotica è l’anagramma di comodità?
In un mondo dove le pareti hanno le orecchie e gli occhi, il diritto alla riservatezza non è più qualcosa di garantito, ma un bene che va protetto attivamente. Una casa che trasmette i nostri momenti privati a terzi non è "intelligente": è una spia che dorme con noi.
Il vero rischio delle nuove tecnologie non è solamente un bug nel software, ma la nostra apatia digitale. Accettiamo termini e condizioni lunghi come un romanzo russo pur di poter rispondere al citofono dallo smarphone senza capire che stiamo firmando la resa della nostra riservatezza.