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I temi
Quando il creator   
  è un algoritmo   
Creator di contenuti basato su AI
Recentemente mi sono imbattuto in una serie di video interessanti con protagonista un ragazzo molto giovane che, con un tono di voce calmo, educato e ben scandito propone una miriade di contenuti legati all’intelligenza artificiale, alla tecnologia e alla creatività digitale.

Il format è tanto semplice quanto coinvolgente: inquadrature a mezzo busto, frequenti cambi di angolazione, ripetuti avvicinamenti alla telecamera e modulazione del tono di voce per attirare l’attenzione su elementi importanti del discorso. Il linguaggio è molto semplice, giovanile e risulta accattivante. La qualità video è eccellente.

Sono rimasto colpito dalla quantità e degli argomenti trattati e di tutta una serie di contenuti aggiuntivi che, attraverso gli stessi video, vengono offerti a patto di citare nei commenti una specifica parola.

Nei commenti, oltre a veder comparire ripetutamente la parola richiesta, si trovano innumerevoli complimenti rivolti a questo giovane divulgatore.

Sono stati questi commenti e le promesse di approfondire alcuni contenuti con delle dirette ad ingannarmi.
Ad un certo punto però, insospettito dall’abilità di questo giovane Youtuber (i contenuti si trovano anche su Instagram e TikTok) e la mole di materiale prodotto, ho chiesto all’AI di aiutarmi a capire se si trattasse di una persona reale.

Guarda un po’! Non lo è.

Mi riferisco al personaggio che vedete qui sotto i cui canali si chiamano “aclas”

Copertine di alcuni contenuti del canale Instagram di aclas

Aclas non è una persona reale ma un personaggio generato con tecnologie di intelligenza artificiale:

  • utilizza voci sintetiche (text-to-speech avanzate) che riproducono non solo la voce umana ma anche respiri e pause
  • creato con animazioni digitali grazie a tecnologie in grado di sincronizzare perfettamente il movimento delle labbra con il testo
  • propone script basati su modelli linguistici per produrre contenuti coerenti e “umani”

In pratica, non esiste un creatore “fisico” davanti alla telecamera: dietro ogni video c’è un sistema di AI addestrato a generare testo, voce e immagini.
 
Questo che ho citato è solo un esempio, ma il fenomeno sembra in rapida espansione.

Perché esistono canali AI come questo

Le motivazioni alla base della proliferazione di canali come questo sono diverse:

📌 Efficienza nella produzione
L’AI può generare contenuti 24/7 senza bisogno di riposo, preparazione, troupe o costi di produzione umani. Questo riduce drasticamente le spese e accelera la pubblicazione.

📌 Scalabilità dei contenuti
I modelli di AI possono produrre video molto rapidamente su un’enorme varietà di argomenti: attualità, approfondimenti, commenti motivazionali, ecc.

📌 Attrarre pubblico
La curio­sità del pubblico verso nuovi formati e personaggi “non umani” può generare visualizzazioni e engagement, sfruttando algoritmi di raccomandazione.

📌 Monetizzazione e dati
Canali ad alto volume di visualizzazioni possono generare entrate pubblicitarie, affili­azioni o lead verso servizi esterni (es. gruppi Telegram, newsletter, offerte).
 
Come vengono usati i contatti e i gruppi esterni

Molti di questi canali offrono ai follower di entrare in gruppi Telegram o altri spazi privati, spesso con la promessa di:

  • contenuti esclusivi (ad esempio, prompt potenti)
  • segnalazioni (ad esempio, errori nei prezzi sui siti online)
  • opportunità finanziarie
  • consigli su trading, crescita personale, ecc.

Questi gruppi spesso sono un modo per:

ottenere dati personali (numero di telefono, nickname, indirizzi e-mail)
veicolare messaggi di marketing diretti
fare upselling verso prodotti o corsi
far circolare informazioni difficili da verificare

Quali sono i rischi concreti

🛡️ Privacy e dati personali
 
Quando fornisci il tuo numero o profilazione a gruppi Telegram legati a questi canali, potresti:
  • essere aggiunto a liste di marketing non consensuali
  • ricevere messaggi commerciali indesiderati
  • avere i dati condivisi con terze parti
 
Entrare in un gruppo Telegram è semplice; capire chi gestisce i dati degli utenti e per quali finalità lo è molto meno.

⚠️ Informazioni non verificate
 
I contenuti generati da AI non sono sempre basati su fonti affidabili. In questi canali è possibile trovare:
  • affermazioni non verificate
  • opinioni presentate come fatti
  • eccessiva semplificazione di temi complessi (come ad esempio il trading on line)
 
Gli spettatori potrebbero prendere per buone affermazioni che invece mancano di base solida.

🚨 Potenziale manipolazione psicologica
 
Alcuni canali usano tecniche di storytelling emotivo, call-to-action persuasive o lezioni motivazionali che:
  • semplificano problemi reali
  • spingono a comportamenti impulsivi
  • sfruttano bias cognitivi

Attraverso contenuti entusiasmanti, alcuni spettatori possono sviluppare fiducia in un’entità che in realtà non ha responsabilità umane reali in quanto non esiste.

📉 Dipendenza da contenuti superficiali
 
La produzione in massa può privilegiare la quantità rispetto alla qualità, dando precedenza a:
     
  • titoli sensazionalistici
  • engagement facile
  • contenuti ripetitivi

Questo può creare un fenomeno di attenzione a contenuti che sembrano informativi, ma che in realtà sono superficiali, ripetitivi o non verificati, restando all’interno di un ecosistema chiuso che non stimola spirito critico.

🧠 Come tutelarsi
 
Se decidi comunque di seguire questi canali:
 
Verifica le fonti
Non prendere per oro colato affermazioni che non siano supportate da fonti affidabili. Prendi magari spunto dai temi trattati per andare a fare ricerche in autonomia e approfondire su siti più autorevoli
 
Proteggi la tua privacy
Evita di condividere numeri telefonici, e-mail o altri dati personali con gruppi non attentamente verificati. Chiediti sempre perché qualcuno dovrebbe dedicare tempo e risorse alla creazione di contenuti che vengono poi forniti gratuitamente.
 
Mantieni un pensiero critico
Ricorda che un AI non ha responsabilità etica diretta né capacità di giudizio umano. La curiosità ed il pensiero critico sono qualità che caratterizzano l’uomo distinguendolo dalla macchina.

Conclusioni

Uno degli aspetti più critici dei canali social gestiti da personaggi creati con l’intelligenza artificiale riguarda il passaggio dalla fruizione passiva dei contenuti all’interazione diretta, spesso veicolata tramite gruppi Telegram. L’accesso a questi spazi viene presentato come un’estensione naturale del canale, ma comporta implicazioni concrete sul piano della privacy.

Telegram utilizza il numero di telefono come identificatore principale dell’utente. Sebbene questo non sia sempre visibile agli altri membri, resta il dato su cui si basa l’identità dell’account. Nei gruppi pubblici o semi-privati — soprattutto se gestiti tramite bot — l’utente ha un controllo limitato su come il proprio profilo, le proprie interazioni e i propri comportamenti possano essere tracciati, analizzati o riutilizzati.

In molti casi, l’amministrazione dei gruppi non è trasparente: non è chiaro chi gestisca i dati, per quali finalità o per quanto tempo vengano conservati. A differenza di un creator umano riconoscibile, i canali basati su personaggi AI non offrono un referente diretto e identificabile, rendendo più difficile attribuire responsabilità in caso di uso improprio delle informazioni.

Il rischio non è solo quello di ricevere messaggi indesiderati, ma di entrare in ecosistemi chiusi dove i dati degli utenti diventano parte di strategie di marketing, profilazione o monetizzazione poco visibili. Per questo motivo, fornire il proprio contatto a gruppi collegati a creator artificiali dovrebbe essere una scelta consapevole, valutando attentamente il rapporto tra valore ottenuto ed esposizione dei propri dati personali.

Personaggi come Aclas rappresentano una frontiera interessante dei media digitali, una realtà con la quale negli anni a venire dovremo imparare a convivere. Tuttavia, sappiamo bene che ogni innovazione porta con sé il rovescio della medaglia come è ben riassunto nella massima di Paul Virilio: “Quando l’uomo ha inventato la nave, ha inventato il naufragio”.
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